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Mostre prorogate: Goberti fino al 24 agosto, Bonora e Mayr fino a fine settembre 2026

Fino al 27 settembre 2026

L’arte non va in vacanza: prolungato il termine delle mostre temporanee a Palazzo Schifanoia, Casa Ariosto e Castello Estense

La mostra “Gianfranco Goberti. La magia della pittura” allestita nelle sale del piano nobile del Castello Estense sarà visitabile fino al 24 agosto 2026.
Organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dal Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco del Comune di Ferrara e curata da Pietro Di Natale, l’esposizione ripercorre l’ampio e articolato percorso del pittore ferrarese Gianfranco Goberti (1939-2023) attraverso più di quaranta opere realizzate in oltre mezzo secolo di attività. Partito da una sorta di Nuova figurazione, Goberti elabora dalla fine degli anni Sessanta un originale optical figurativo in dipinti con specchi e poltrone a righe, con i quali indaga in particolare i temi del rapporto tra realtà e immagine e della percezione visiva. Il valore di questa ricerca, che prosegue nel decennio successivo allargandosi all’identità e alla funzione della rappresentazione, viene riconosciuto da Gillo Dorfles che lo seleziona per il Premio Bolaffi del 1979. Dopo gli anni Ottanta e nei decenni successivi la sua pittura si concentra su oggetti (camicie, cravatte, divani, poltrone) che riassumono in sé la ricerca sul motivo – centrale e ricorrente – della linea, che si esprime anche nei lavori dedicati alle corde, uno dei punti più noti della sua ricca produzione. Tra i suoi ultimi cicli di pittura, nati a cavallo del millennio, spicca quello sul mito di Icaro, potente metafora della condizione umana. Oltre a dipinti e a lavori che documentano le sue originali sperimentazioni extra-pittoriche, la retrospettiva presenta anche i due videotape Metagrafica (1977) e Verde carminio (1983) prodotti dal Centro Video Arte di Palazzo dei Diamanti diretto da Lola Bonora.

La proroga consentirà di presentare in mostra due progetti di Ferrara delle Scienze Public Engagement dell’Università di Ferrara, coordinati da Manuela Incerti e Paolo Lenisa, che trasformano in esperienza sonora i dipinti di Goberti intitolati Cielo legato e Corda senza fine. In Cielo legato la percezione dei colori viene convertita in musica attraverso un sistema di sonificazione che rende riconoscibili cielo, nuvole, corda e ombra, offrendo una modalità di fruizione accessibile anche alle persone non vedenti. In Corda senza fine l’anello della corda trova un corrispettivo acustico nel glissando di Shepard-Risset, un’illusione sonora di crescita infinita che richiama visivamente e concettualmente il tema dell’infinito presente nell’opera. Entrambi i progetti mettono in dialogo arte, musica e scienza per ampliare le possibilità di interpretazione delle immagini.

Le Muse astrologiche

Proseguiranno sino al 27 settembre 2026 anche le mostre “Le Muse astrologiche. Sculture di Maurizio Bonora” nel giardino del Museo Schifanoia e “Impronte da Schifanoia. Opere di Riccardo Mayr” al piano nobile di Casa Ariosto, entrambe organizzate dal Servizio Cultura, Turismo e rapporti con l’Unesco del Comune di Ferrara e dalla Fondazione Ferrara Arte e curate da Pietro Di Natale.

Le “Muse astrologiche di Maurizio Bonora” si affacciano tra le arcate della pergola del giardino di Palazzo Schifanoia accendendo la magia di uno dei luoghi più segreti e rappresentativi delle corte estense. L’artista ferrarese si è liberamente ispirato alle simbologie astrologiche del Salone dei Mesi realizzando dodici sculture che combinano figurazione e astrazione, arcaismo e modernità: Bonora ama infatti intrecciare i frammenti di un lungo percorso visivo che va dalle sintetiche rappresentazioni delle sculture mesopotamiche e della Grecia antica alle superfici dell’arte informale. Completano il percorso i disegni preparatori esposti al piano terra del Museo Schifanoia.

Impronte da Schifanoia

“Impronte da Schifanoia” presenta venti opere del pittore ferrarese Riccardo Mayr nate dal dialogo con la decorazione del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia. Dal celebre ciclo pittorico Mayr isola singoli dettagli (panneggi, figure, elementi naturali) privandoli della loro funzione narrativa e restituendo loro una nuova autonomia formale. Non si tratta né di citazioni né di riscritture, ma di impronte: tracce dell’immaginario rinascimentale che, a distanza di secoli, rinascono nel nostro tempo, con slittamenti semantici, talvolta ironici e spiazzanti, suggeriti dai titoli. Realizzate su pagine di libri antichi e documenti di famiglia, con una tecnica mista che conferisce alle superfici l’aspetto dell’antico muro dipinto, le opere di Mayr incoraggiano una riflessione sul rapporto tra passato e presente, sul tempo, sulla memoria e sulla capacità delle immagini di continuare ad agire in contesti culturali differenti.

Palazzo Diamanti

La programmazione espositiva continua a Palazzo dei Diamanti, dove la grande mostra “Andy Warhol. Ladies and Gentlemen” sarà visitatile sino a domenica 19 luglio, e allo Spazio Antonioni, che ospita, fino al 1° novembre, “Il monte analogo. Michelangelo Antonioni e Luigi Ghirri”, esposizione che esplora le affinità tra la produzione pittorica del grande cineasta ferrarese e il lavoro del celebre fotografo reggiano.

Dopo la pausa estiva, dal 19 settembre, prenderà il via a Palazzo dei Diamanti l’attesa mostra “Da Monet a Van Gogh a Kandinsky. Nuovi sguardi sulla natura e la modernità”, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte in collaborazione con il Museum Boijmans Van Beuningen di Rotterdam e con le Gallerie d’Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara e curata da Sandra Kisters e Vasilij Gusella. Tra la metà dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento il paesaggio diventa un tema centrale della pittura europea, specchio delle trasformazioni della modernità. La mostra evidenzia come ambienti naturali e urbani siano diventati spazi privilegiati per nuove modalità di rappresentazione della realtà. Il percorso attraversa snodi e correnti fondamentali – dalla Scuola di Barbizon ai Macchiaioli, dall’impressionismo al postimpressionismo, dal divisionismo al futurismo fino all’astrattismo – e restituisce la straordinaria pluralità di linguaggi di questi decenni cruciali, raccontata attraverso 120 opere provenienti dal Museum Boijmans Van Beuningen e da altre importanti collezioni pubbliche e private.

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